Lui & Lei
Ogni giorno 3 volte al giorno
17.03.2026 |
919 |
2
"Quando tutto rallenta, quando il respiro torna piano, lo sento ancora vicino a me..."
Sono sempre stata attratta dal mondo dei libri. Non ho mai avuto un genere preferito: per me bastava leggere. Entrare nelle storie, perdermi nelle parole, nutrire quella parte di me che aveva sempre fame di sapere.Da adolescente, quando la mente è ancora libera e curiosa, leggevo di tutto. Mi affascinava il corpo umano, volevo capire com’era fatto, come funzionava, cosa si nascondeva sotto la pelle. Era una curiosità pura, quasi innocente.
Poi crescendo qualcosa è cambiato.
Quella stessa curiosità si è fatta più profonda, più precisa… più intima. Ho iniziato a interessarmi al corpo maschile, a studiarlo nei dettagli, a osservare non solo la struttura, ma le reazioni. Il desiderio. Il piacere.
E lì ho scoperto qualcosa che mi ha segnata.
Sapere che al mattino il corpo dell’uomo è più reattivo, più sensibile, più… pronto, ha acceso in me una curiosità diversa. Più carnale. Più concreta.
È stato lì che il mio desiderio ha trovato una direzione.
Ogni mattina.
Sempre alla stessa ora.
Le cinque.
Ci svegliamo per via del suo lavoro, ma anche perché lui ha bisogno dei suoi tempi. Accende la televisione, lascia scorrere le notizie mentre prepara il caffè. È metodico, tranquillo, immerso nella sua routine.
Io invece lo guardo.
E dentro di me sento salire quella voglia, quella fame che conosco bene.
Ci sediamo sul divano, uno accanto all’altra, con le tazze ancora calde tra le mani. Per un attimo sembriamo una coppia qualsiasi.
Poi mi avvicino.
Gli sfioro le labbra, lentamente, con dolcezza. Le mie mani salgono sul suo petto, lo accarezzano, lo cercano.
«Lo sai che per me sei una dipendenza?» gli sussurro.
Lui sorride appena, senza muoversi troppo. «Di prima mattina… inizi già così?»
Mi avvicino ancora, respiro il suo odore.
«Non riesco a farne a meno.»
Le sue mani arrivano su di me quasi subito, come se mi stesse aspettando. Mi accarezza, mi stringe, mi attira a sé. Sento il suo corpo rispondere, lentamente ma inevitabilmente.
E io non mi fermo.
La mia mano scivola sotto il pigiama, lo cerco, lo trovo. Lo sento reagire sotto le mie dita, diventare più duro.
«Lo fai apposta…» mormora a bassa voce.
Sorrido contro la sua pelle.
«Mi piace vederti così.»
Le sue labbra si avvicinano al mio orecchio, il suo respiro si fa più caldo.
«Sai cosa voglio…» sussurra.
Lo guardo negli occhi.
«Dimmi.»
Si avvicina ancora, senza distogliere lo sguardo.
«Voglio il tuo culo.»
Un brivido mi attraversa, ma non mi tiro indietro. Anzi.
«È tuo,» gli rispondo piano. «Prendilo.»
Quella risposta cambia tutto.
Le sue mani diventano più decise, più sicure. Mi afferra con più forza, mi guida, mi porta dove vuole. Non c’è più spazio per la lentezza.
Adesso è desiderio.
Mi tocca, mi provoca, mi fa reagire. Sento il mio corpo rispondere senza più controllo, il respiro che si spezza, i suoni che non riesco più a trattenere.
Capisce subito.
Capisce sempre.
Mi spoglia con urgenza, senza delicatezza inutile. Io mi lascio fare, completamente.
In quel momento sono sua.
Lo sento, lo vivo, lo voglio.
Il ritmo cresce, diventa più intenso, più profondo. Ogni movimento è più deciso del precedente, ogni istante più carico.
Lui geme, vicino a me, con quella voce che mi fa perdere il controllo.
«Sto venendo…» mormora.
Lo sento. Lo percepisco prima ancora delle parole.
Ma non basta.
Non per lui. Non per me.
C’è sempre qualcosa in più, una seconda ondata che ci travolge ancora più forte.
E quando ricomincia, lo fa con una decisione che mi toglie il respiro. È esattamente quello che voglio.
Mi piace sentirmi così. Presa. Guidata. Dominata dal suo desiderio.
Non mi oppongo.
Non voglio farlo.
Sono rapita da quello che mi sta dando, da quello che siamo in quel momento.
Il piacere diventa più intenso, più pieno. Non voglio che finisca, non voglio uscire da quella sensazione.
Resto lì, dentro quel momento, completamente.
Quando tutto rallenta, quando il respiro torna piano, lo sento ancora vicino a me.
Mi stringo a lui.
Lui ride piano, ancora senza fiato.
«Sei… disarmante,» dice.
Lo guardo, con un sorriso che so già cosa significa.
«Allora usami,» rispondo. «Come una cura.»
Lui alza un sopracciglio.
«Una cura?»
Annuisco.
«Ogni giorno. Anche tre volte al giorno.»
Silenzio.
Poi sorride.
E in quello sguardo capisco che non è solo un gioco.
È qualcosa che ci appartiene davvero.
Qualcosa che, ogni mattina, ricomincia da capo.
Sempre alle cinque.
Sempre con la stessa fame.
Sempre con lo stesso bisogno di perderci uno nell’altra.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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